Si riaccende la polemica nei confronti della trasmissione di Rai Uno "Amore" da parte di molte associazioni aderenti al coordinamento "La Gabbianella", da anni impegnate nel sostegno a distanza. "Volevamo aspettare la fine della trasmissione per far sentire la voce di tante associazioni che sono impegnate da anni nel sostegno a distanza in tutti i continenti e che si preoccupano in primis, nel loro operato, di garantire dignità ai
beneficiari dei loro interventi, bambini, adulti o intere famiglie che siano. Ma dopo la puntata di sabato 6 maggio è diventato moralmente urgente far sentire tutta la nostra disapprovazione", osservano in una nota le
associazioni Aref, Comitato di Solidarietà con il Popolo Eritreo, Cotronix Onlus, Giampi Onlus, Namaste - Onore a te. E commentano: "La formula è più o meno la stessa. Una conduttrice sorridente e rassicurante, luci, musica, ospiti illustri, collegamento oltreoceano, abbracci e lacrime, in prima serata. Un titolo semplice e immediato, che non lascia dubbi. Una ricetta classica per una trasmissione da alcuni definita addirittura 'coraggiosa' perché, per la prima volta il sabato sera su Rai Uno si parla di sostegno a distanza. Ma se ne parla davvero? E come se ne parla?"
Ricordando che in Italia centinaia di associazioni e organizzazioni sono impegnate da anni sul fronte del Sad, le associazioni aderenti alla Gabbianella fanno notare che "grazie alla dedizione e alla passione dei loro operatori (per la maggior parte volontari) e sostenitori, riescono a trasferire ai beneficiari nei paesi in via di sviluppo fondi pari ad un importo superiore a quanto il Governo italiano destina alla cooperazione internazionale".
Ma qual è l'oggetto della contestazione alla trasmissione, che nonostante tutto "offre una privilegiata piattaforma di visibilità nazionale al Sad, raggiungendo il cuore di milioni di italiani? Quali sono i motivi che fanno alzare la voce a queste associazioni per difendere la dignità dei loro beneficiari e l'operato dei loro sostenitori?". Innanzitutto, si attaccano "i criteri di scelta delle organizzazioni di Sad ospiti della trasmissione. Le 15 'prescelte' nominate e chiamate a presenziare alla trasmissione sono grosse organizzazioni, indubbiamente serie e affidabili, ma che poco rappresentano di quel mondo fatto di piccole associazioni (che sopravvivono grazie all'impegno e la dedizione dei loro volontari) che caratterizza invece in larghissima parte il sostegno a distanza". Le associazioni precisano che il loro intento non è quello di criticare l'operato di queste "15", ma di "difendere il lavoro, la dignità e i risultati ottenuti anche dalle altre, che in questa sede vengono invece messi in ombra se non totalmente ignorati".
Una conseguenza diretta di questa "disattenzione" è che "non sono stati pochi i casi riscontrati in cui i sostenitori di alcu- |
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ne di queste 'altre associazioni' hanno deciso di abbandonare progetti a favore di uno di quelli pubblicizzati nella trasmissione - rilevano -. La fiducia è un elemento essenziale per lo sviluppo della solidarietà e le associazioni italiane di Sad, attraverso la sottoscrizione di codici etici e comportamentali e la formazione di una Anagrafe nazionale, hanno messo a disposizione dei sostenitori (o potenziali tali) degli strumenti concreti a garanzia della trasparenza e affidabilità dei loro progetti. Coscienti delle nostre limitate risorse, non abbiamo mai preteso di essere presenti in trasmissione, ma ci sembrava doveroso che quanto meno si accennasse al nostro lavoro e al nostro impegno".
In secondo luogo - evidenziando che l'obiettivo del Sad è "aiutare concretamente le comunità svantaggiate nei paesi in via di sviluppo; forse poco importa che il sostegno arrivi ai destinatari dall'uno o dall'altra associazione - gli aderenti al coordinamento "La gabbianella" contestano con forza il programma per "una esasperata spettacolarizzazione dei problemi che sono alla base della condizione di povertà dei beneficiari, mentre manca completamente l'analisi (e la contestualizzazione) delle realtà socio-politiche ed economiche dei paesi, città, villaggi da cui essi provengono. Viene in questo modo completamente eclissata la doppia valenza e finalità del Sad: da un lato lo sviluppo sostenibile delle comunità in cui i beneficiari vivono, dall'altra - attraverso la responsabilizzazione dei sostenitori - lo scambio culturale (solidale) tra realtà e modi di vivere diversi e lontani". Se da anni le associazioni di Sad si battono "per evitare che la scelta di sostenere una persona (bambino o famiglia) a distanza, non sia un atto solo
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emotivo ma consapevole e soprattutto perché l'aiuto sia un'azione concreta di politica sociale", invece in trasmissione "con una scelta di incontri ed abbracci alla 'Carràmba che sorpresa!' si esaltano la figura e la generosità del sostenitore invece di attuare un serio intervento di sensibilizzazione dello stesso. Amareggia molto vedere che non si tenga conto della dignità dei ragazzi (o degli adulti) beneficiari che vengono portati in studio per emozionare. La funzione del Sad sembra diventare la gratificazione emotiva del sostenitore più che l'aiuto al sostenuto".
"Facciamo molto rumore per nulla? È tutta colpa della dura legge dell'audience?", scrivono le associazioni, ricordando che "la Rai è una tv di Stato e i telespettatori pagano un canone: tra chi paga il canone c'è un'altra parte di audience che vorrebbe di tanto in tanto accendere la tv e vedere un programma informato ed informativo, non per forza noioso, effettivamente coraggioso, che dica alla gente quali sono le condizioni e le situazioni di vita della maggior parte delle popolazioni mondiali. Un programma che non ci faccia 'dormire', ma che ci possa far 'aprire gli occhi', che ci renda coscienti ed in grado di fare scelte pensate e consapevoli, che ci dia degli strumenti di pensiero e lettura critica della nostra condizione e di quella di altri paesi, che ci faccia riflettere sugli interessi geo-politici che regolano il nostro 'benessere di pochi' e il 'malessere di molti'. E se questo è chiedere troppo, almeno evitiamo strumentalizzazioni e semplificazioni di meccanismi complessi e delicati". |
da "Redattore Sociale"
10 maggio 2006 |
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