Le circostanze hanno voluto che nel giorno 11 di settembre avvenissero, a distanza di anni, fatti di una gravità tale che sarà difficile poterli dimenticare per molto tempo a venire.
Troppo forte è ancora l'emozione prodotta, lo sdegno, l'umana condanna.
Per alcuni sembra ieri quell'11 di settembre 1973 in cui un paese, il Cile, precipitò in una lunga sanguinaria dittatura. Non così per molti altri.
In occasione della ricorrenza di quel luttuoso golpe, negli anni scorsi ho guardato con attenzione i giornali trovando a stento qualche riga o non rinvenendo alcunchè che ricordasse la tragica fine della democrazia cilena.
Una sfida bloccata con le armi, quella della costruzione del socialismo nella democrazia, un presidente della Repubblica del Cile, Salvador Allende morto confermando in un ultimo messaggio al popolo la sua fiducia nella democrazia e la sua volontà di non cedere all'illegalità dei generali golpisti, felloni ispirati e sostenuti dal governo Nixon.
A partire dal golpe migliaia di cileni sono stati uccisi e sono scomparsi, migliaia hanno preso la via dell'esilio per salvare la vita e per dare una prospettiva politica democratica alla fase oscura nella quale i reati contro l'umanità si sono moltiplicati in Cile e in molti altri paesi dell'America Latina.
Il nostro paese, dalla sua rappresentanza diplomatica in Cile ai governi, alle autonomie locali ed ai sindacati è stato un punto fermo, un ancoraggio saldo per i democratici cileni a partire da quella spontanea manifestazione, a poche ore dal golpe, nella piazza S. Apostoli in Roma dove il popolo romano sia era riversato per manifestare la sua solidarietà al governo ed al popolo cileno.
L'Italia dei posti di lavoro, dei quartieri, delle associazioni ha svolto, a partire dal 1973 e per lunghi anni un'opera imponente di sostegno materiale oltre che politico per il ritorno della democrazia in Cile fino al referendum in cui Pinochet sconfitto inizia a perdere terreno, gli esuli iniziano a ritornare e la democrazia pur condizionata dalla immutata Costituzione della dittatura avvia, tra speranze e minacce, la fase dei governi della Concertazione.
Oggi i tribunali cileni non solo hanno accertato le responsabilità primarie di Pinochet nella catena di comando degli assassinii ma hanno anche accertato con
|
|
| |
 |
| |
prove documentali che il dittatore e la sua famiglia hanno rubato e portato all'estero ingentissime risorse sottratte al popolo cileno.
Oggi anche la destra cilena ritiene impresentabile il generale fellone che ha affossato la democrazia.
Tra non molto il Cile vedrà l'elezione di un nuovo presidente. Lascia Lagos e candidata della "Concertazione" è la socialista Michelle Bachelet, medico, figlia di un generale dell'aeronautica cilena, rispettoso delle istituzioni, contrario al golpe, morto a seguito delle torture subite in detenzione.
Grande è la speranza che nell'avvicinarsi alla probabile elezione alla massima carica dello stato Michelle Bachelet dia un segno più forte di ogni altro suo predecessore in direzione della ancora irrisolta questione dei diritti umani.
Il passato non passa, non solo tra coloro che sono stati direttamente colpiti, familiari degli scomparsi e sopravvissuti, ma anche tra i tanti che hanno creduto nella esperienza dell'Unidad Popular in Cile e fuori del Cile.
Il perseguimento attraverso i tribunali dei colpevoli di reati contro l'umanità deve essere, a novanta giorni dalle elezioni presidenziali, un impegno di Michelle Bachelet, chiaro e forte, un impegno che caratterizzi il suo dialogo con gli elettori, che apra i cuori ai giovani che hanno forte il senso della giustizia e che possono guardare al futuro del Cile, ad una identità comune di tutti i cileni nel nome di una ricomposizione non fondata su equivoci perdoni.
Negli anni della dittatura cilena Roma è stata uno dei centri più importanti dai quali i democratici cileni di tutte le forze politiche hanno potuto tenere i legami con la Resistenza interna, discutere sulle linee politiche, promuovere la solidarietà con il Cile, informare la società italiana nelle sue diverse forme organizzative dell'evol-
|
|
|
versi della situazione in Cile.
La sede di "Cile Democratico" per tanti anni è stato un crocevia attivissimo nel quale si è lavorato per il ritorno della democrazia in Cile.
Quegli uomini e quelle donne che vi operavano, lontani dallo loro patria, alle prese spesso con difficoltà economiche personali, hanno lavorato intensamente come avevano fatto i nostri esuli antifascisti in Francia.
E' grazie a loro che nelle mille assemblee è stata tenuta alta la tensione per il ritorno della democrazia in Cile, è stata economicamente aiutata la vita delle forze politiche all'interno, è grazie a loro che nel dibattito italiano abbiamo tratto importanti insegnamenti dalla lezione cilena.
Roma, una città ormai da tempo protagonista della pace e dell'amicizia tra i popoli, deve riprendere anche i legami con gli amici cileni molti dei quali sono tornati in patria ed hanno assunto responsabilità di direzione nel paese.
Qualche tempo fa in Campidoglio larga parte della comunità cilena italiana era rappresentata in una ricorrenza patria. A partire dal saluto ufficiale del sindaco Veltroni il tono era fraterno, il tono giusto fra persone che si riconoscono amici, che hanno percorsi di vita politica che si sono incrociati più volte, amici che alla fine della cerimonia sono ancora lì a parlare in piccoli gruppi.
Il sindaco Veltroni potrebbe verificare la possibilità di collocare in via di Torre Argentina, sulla parete del palazzo da cui per lunghi anni "Cile Democratico" ha operato per il ritorno della democrazia, una lapide a ricordo di quegli anni, di quelle donne e di quegli uomini che una dittatura cieca ha fatto arrivare nel nostro paese.
E' una proposta che avanziamo come Istituto Fernando Santi, convinti della attenzione con la quale verrà presa in esame e dell'importanza sociale di una iniziativa alla quale, se realizzata, sarebbe bello potesse essere presente la stessa Bachelet.
Avanziamo la proposta a ricordo ed a monito. Per quelli che rimuovono, per quelli che dimenticano, per quanti non hanno conosciuto i fatti e tuttavia è bene che li conoscano. |
|
da "Santinews"
Istituto Fernando Santi |
|