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NUMERO 8
9 DICEMBRE 2004
 
 
IL SORRISO DI VIOLETTA
 
L'esperienza di una volontaria nelle missioni dei Giuseppini del Murialdo in Albania
 

Raccontare la mia esperienza in Albania non è facile… eppure l’ho fatto tante volte da quando sono tornata! Ogni volta però, mentre provo a trasmettere la mia esperienza, mi accorgo di non essere in grado di farlo. Ho provato a supportare le mie parole con le foto che ho scattato, ma non bastava: il mio racconto restava sempre parziale. Allora ho proposto la lettura di alcune mail significative che scrivevo dall’Albania ai miei amici: forse era qualcosa di più, ma avevo sempre l’impressione che mancasse qualcosa di molto importante…
Ormai so che non è possibile comunicare la mia esperienza nella sua totalità, ma mi sono convinta anche che ogni pezzetto di questa storia è bellissimo e che, perciò, ne vale la pena raccontarlo…

Se chiudo agli occhi pensando all’Albania, la prima immagine che vedo è il sorriso di una bambina, il “sorriso più felice” che io abbia mai visto…
Era una mattina di agosto; il sole infuocava le strade di Durazzo, quasi sempre piene di gente perché abitavamo davanti al mercato, e faceva scintillare le splendide macchine appena uscite da uno dei tanti autolavaggi.
Quella mattina ero emozionata: per la prima volta sarei andata a Spitalla, la periferia di Durazzo, per andare a giocare con i bambini che abitavano lì.
Dopo un breve viaggio sulle strade sterrate di Durazzo, arrivammo a destinazione.
Appena scesa dal fuoristrada cominciai a guardarmi intorno: baracche pericolanti, casette edificate con materiali di fortuna e qualche piccolo edificio in costruzione sopra il quale imperavano alcune bandiere del paese delle aquile… poi più nulla. Immense distese di terreno secco, deserto, dal quale sbocciavano solo pez-

 
     
zetti di vetro e bottiglie di plastica, di ogni forma e colore…
Afferrai timidamente il pallone che avevamo portato per giocare e m’incamminai con gli altri, un po’ perplessa, su quelle strade che sembravano raccontarmi storie tristi e sofferenti.
Ma all’improvviso vidi davanti a me un gruppo di bambine che gridavano felici correndoci incontro; in meno di un attimo la bambina in testa al gruppetto era davanti a me, con il più bel sorriso del mondo che rivelava un dentino mancante, con gli occhi grandi, ridenti anche loro e un’espressione di gioia indescrivibile… allargava le braccia verso di me continuando a sbalordirmi con quel suo sorriso che mi pareva di altri mondi…
La presi in braccio e lei mi strinse come se mi conoscesse da una vita, stampò il
 
suo sorriso sulla mia guancia…
Un attimo dopo era già fuggita con i piedini scalzi dalle sue amichette, tutta contenta perché aveva ottenuto un pallone. Danzavano, saltavano ed erano felici di giocare!
Io ero ancora allibita da quell’apparizione, quando mi tornarono incontro e prendendomi per mano, mi coinvolsero in quel turbine di gioia folle che era per loro avere un momento per giocare.
Sento ancora dentro di me quella gioia che mi hanno donato: è come se si fosse trasformata in una fonte di energia che mi pare inesauribile, e che mi spinge a sorridere al mondo e a lavorare affinché tutti nel mondo possano sorridersi, scambiandosi altra gioia ed energia.

di Giulia Manno

   
 
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