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NUMERO 5
9 SETTEMBRE 2004
 
 
Federico Filipponi, volontario dell'Engim in Albania: l'impegno nella lotta alla devianza minorile
 
"I PERICOLI? LI METTIAMO IN CONTO"
 
Sono fitte di impegni le giornate di Federico, 25 anni, studente di Giurisprudenza a Roma, volontario internazionale in Albania, a Fier, città di 70 mila abitanti nella zona meridionale del Paese, è il responsabile dei progetti di cooperazione allo sviluppo dell'Engim, l'organizzazione non governativa dei Giuseppini del Murialdo.
Dalla scorsa primavera è in pianta stabile nel "Paese delle aquile". E' andato per seguire i progetti di reinserimento sociale dei minori rimpatriati a seguito di provvedimenti dell'autorità giudiziaria, ma alla fine ha dovuto fare i conti con le complesse attività realizzate in Albania dalla comunità dei Giuseppini. Eccolo allora impegnato nelle attività di oratorio, nell'organizzazione dei campeggi al mare, nella gestione della scuola professionale o nel sostegno alle famiglie in difficoltà tramite progetti di microimprenditoria.
"E' impossibile occuparsi dei giovani senza prendersi cura di tutto il mondo che ruota intorno a loro, dall'educazione al lavoro, dalle amicizie al tempo libero, dallo sport alle attività culturali. - spiega al telefono - Quando fai questo genere di lavoro non puoi pretendere di occuparti solo delle tue mansioni. Ogni giorno proviamo a preparare un programma di lavoro - racconta - ma ci scontriamo continuamente con emergenze di vario ti-
 
 
Centro di Formazione di Fier
 
po: oggi si va ad incontrare un ministro o un rappresentante delle organizzazioni internazionali, domani si sta sulla strada con un ragazzo che chiede l'elemosina oppure si va a visitare una famiglia alla quale hanno rapito la figlia".
La notizia del rapimento delle due colleghe in Iraq provoca dolore, ma non genera sorpresa. Sa che il loro lavoro può essere pericoloso. Due anni fa, a Tirana, un missionario Giuseppino è stato ucciso da un giovane aizzato contro il sacerdote da un uomo che mirava ad impadronirsi della sua casa. Ma i pericoli sono messi in conto: "Dall'istante in cui si mette piede in questa terra aspra - confessa - insieme alla valigia è facile smarrire anche i buoni propositi che si portano da casa. Ma finora ha sempre prevalso la gioia di servire, il desiderio di essere vicini agli uomini e a

 

 

Cristo".
Federico Filipponi, insieme ad altri volontari, una missionaria laica e due sacerdoti guidati da padre Carmelo Prestipino, lavora nel "Centro Sociale Murialdo", una struttura avviata dai Giuseppini nel 1994. In essa sono presenti una scuola di formazione professionale ed un centro di aggregazione giovanile, che dalla mattina alla sera brulica di ragazzi.
"L'obiettivo più importante è la lotta alla devianza minorile - precisa Federico - che cerchiamo di sconfiggere con un lavoro globale intorno ai giovani, per promuoverne la formazione umana e spirituale. E' un lavoro faticoso, che richiede tempo ed energie, ma che è anche molto gratificante. I ragazzi che dalla strada entrano in una bottega artigiana, che conseguono un diploma di scuola elementare, che giocano insieme, che vedono per la prima volta che cosa c'è fuori dal loro villaggio, sono cose che ripagano di tutto".
"A questo lavoro ci si deve accostare con umiltà e spirito di servizio - chiude Federico - perché una volta tornati a casa, ci si accorge sempre che ciò che si è ricevuto è infinitamente più grande di quello che si è donato".

di Massimo Angeli
da "L'Avvenire" del 15.09.2004
   
 
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