Sono milioni
i cittadini italiani o di origine italiana sparsi per
il mondo, figli di un fenomeno migratorio di proporzioni
bibliche. L'Italia, non a caso, è infatti l'unico
Paese al mondo ad avere isituito un ministero apposito.
Studi più o meno recenti hanno stabilito che
non esiste famiglia italiana, soprattutto nel meridione,
che non abbia avuto al suo interno un emigrato.
Le immagini delle valigie di cartone, delle banchine ferroviare o dei piroscafi
stracarichi di povera gente ammassata, sono diventate patrimonio della nostra
storia. Quella storia che troppo spesso, però, si dimentica o si trascura,
cercando di voltarsi da una parte, tentando di far finta di convincersi che non
sia mai esistita, che sia poco più di una favola, di uno di quei racconti,
tra fantasia e realtà, che i nonni raccontano ai nipoti.
Ancora oggi il numero dei cittadini italiani che risiedono all'estero è maggiore
di quello degli stranieri che vivono nel nostro Paese.
Eppure, studi recenti stanno mettendo in luce ed analizzando, proprio in quest'ultimo
periodo, una nuova ondata di emigrati italiani che, anche se non paragonabile
sotto il profilo della consistenza numerica a quelle del passato, è preoccupante,
invece, per quanto riguarda la qualità dei cittadini che lasciano il
nostro Paese.
Il nuovo fenomeno migratorio italiano, infatti, riguarda soprattutto giovani,
laureati, ricercatori e professionisti che non trovano spazi o sbocchi lavorativi
adeguati nel nostro Paese.
Sono partiti i soliti servizi giornalistici, i soliti commenti di politici
e di esperti, le consuete ricerche supplementari per scomporre, analizzare,
rendere scientifico
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il
dato già appreso.
Eppure,
tra le tante ricerche statistiche che vengono fatte
in Italia, nessuna mai, ha, a nostro parere, colpito
nel segno.
Non è mai stata ancora fatta, infatti, una ricerca che indaghi sulla mobilità sociale
nella civiltà italiana, o meglio, in questo caso, sulla immobilità sociale
che strangola il nostro Paese.
Sembra che si sia tornati nel medioevo. I figli degli avvocati fanno gli avvocati,
quelli dei medici ereditano lo studio, i professori universari,
i magistrati, i notai, hanno tutti lo stesso cognome.
Persino la maggior parte degli amministratori politici
sono discendenti di altri politici.
Il fenomeno è impressionante e preoccupante. Ecco, allora, che gli elementi
validi della nostra società, che magari non hanno la fortuna di essere
nati in una famiglia di professionisti, sono costretti o scelgono di andare all'estero,
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contano molto di più le capacità dei
singoli, piuttosto che le raccomandazioni.
Ecco, allora, che scopriamo, quasi cadendo dalle nuvole, che alcune delle più importanti
scoperte scientifiche degli ultimi anni sono state fatte da ricercatori italiani
che lavorano all'estero, a volte, letteralmente cacciati dalle università italiane
perché non possedevano il cognome giusto.
Non sappiamo se ci sia un rimedio a tutto questo, probabilmente sì, ma
purtroppo non si riuscirà mai a trovare se, prima di tutto, i grandi esperti
che riempiono gli schermi televisivi o le pagine dei giornali, non prenderanno
coscienza che il fenomeno da considerare non è quello di una nuova emigrazione,
ma quello, estremamente più grave, di un nuovo immobilismo sociale e di
una società, quella italiana, divisa nuovamente in caste. |
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