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NUMERO 2
13 MAGGIO 2004
 
 
IL DECLINO DELL'UNIONE EUROPEA
 
Offuscata dal consueto giorno festivo, dalle manifestazioni organizzate dai sindacati e dalle solite polemiche politiche interne, la notizia dell'ufficializzazione dell'allargamento dell'Unione Europea ad altri dieci stati è passata sicuramente in secondo piano, in modo quasi furtivo e sfuggente, tra i titoli dei nostri media.
Eppure, lo spostamento verso est dell'Unione Europea, fino a ricomprendere territori che facevano parte dell'Unione Sovietica, è stato visto da molti, ed a ragione, come un evento epocale, uno dei quei giorni che, sicuramente, saranno ricordati come "storici" e che, nel medio periodo sono destinati a cambiare il comune modo di pensare e la quotidianità di tutti gli oltre 250 milioni di individui che sono definiti "cittadini" della nuova Europa.
L'allargamento, fortemente voluto dalla Commissione, pone, però, degli interrogativi e delle ipoteche pesanti sul futuro dell'Unione Europea e rischia, così come oggi è strutturata, di paralizzare totalmente ogni attività, ogni spinta, qualsiasi impulso che non si riduca al solo vantaggio del libero movimento dei capitali e alla creazione di un unico mercato interno, ma che tenti di realizzare quell'unità politica che oggi sembra essere diventata un sogno.
Dal 1957, anno della firma del trattato di Roma che ha disegnato il primo nucleo di quella che oggi è l'Unione Europea, ad oggi, ogni nuovo allargamento dell'allora Comunità Europea ha sempre significato una diluzione del comune sentire, tra le popolazioni e gli stati, di un'unica identità. Paradossalmente, i maggiori fautori di un'unione che andasse al di là del mercato ed investisse anche un sistema unico di difesa, un'unica politica estera e monetaria, insomma tutti coloro che desideravano un'Europa forte, sono stati sempre contrari, o per lo meno scettici, ad allargamenti ed annessioni forzate.
Chi, invece, desiderava un'Europa che non andasse molto oltre ad una salda un'unione commerciale, come storicamente è stato il Regno Unito, ha sempre spinto verso un allargamento continuo verso nuovi territori e nuovi mercati.
Oggi, purtroppo, assistiamo alla vittoria trionfante di questi ultimi e sembra avviato l'inarrestabile declino del vecchio continente.
 
     
La nuova Unione Europea
     
Le contraddizioni tenute in secondo piano per decenni stanno, con le crisi internazionali di questi ultimi anni e con il diritto internazionale dettato da un'unica superpotenza, venendo alla luce e scoprendo i piedi al gigante europeo, mettendpo a nudo l'argilla con la quale sono stati costruiti.
Il grande, maggiore deficit dell'Unione Europea, infatti, è quello che non è uno Stato, né una federazione e neppure una qualsisi entità legittimata
da un qualsivoglia potere democratico.
Infatti, oltre a fare folklore, il tanto osannato, pubblicizzato e votato Parlamento Europeo ha bren pochi altri poteri.
L'organo che decide, gestisce, prende le decisioni e governa, infatti, non è neppure la Commissione, ma il Consiglio dei Capi di Stato e di Governo. E cosa ancora più grave, è che, secondo i trattati che ne regolano il funzionamento, nella maggior parte delle materie che competono all'Unione Europea, devono essere votate
 
all'unanimità per essere approvate. Ecco perché, nelle materie più delicate è impossibile, se non a prezzo di assurdi compromessi, trovare il consenso necessario.
A questo punto, non si può fare altro che prendere atto delle circostanze e rassegnarsi al fatto che l'integrazione europea, così come l'abbiamo concepita fino ad ora, è ormai un'utopia.
L'Europa, questa Europa, non diventerà mai un'unica nazione.
La Francia e la Germania, nazioni fondatrici, hanno già iniziato a scavalcare le istituzioni di Bruxelles accelerando il loro processo di unificazione, dando vita ad un sistema di difesa unico, a libri di testo per le scuole molto simili ed a altre iniziative analoghe.
Altri dodici paesi su venticinque, come sappiamo bene, hanno ormai un'unica moneta. Ma gli altri?
Una domanda, allora, ci sembra doveroso rivolgerci. Nelle condizioni attuali, ha un senso ancora parlare di Unione Europea?
   
 
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